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mercoledì 30 maggio 2007

Notizia del giorno...30/5 [comparsa il 25]

ROMA - Il numero è fresco fresco, aggiornato alle quattro e mezzo del pomeriggio quando i comitati locali sparsi in tutta Italia hanno finito di comunicare i dati. "Siamo a quota 153 mila" dice molto soddisfatto il professor Giovanni Guzzetta, presidente del Comitato promotore per i referendum elettorali. Un numero su cui pochi avrebbero scommesso qualcosa quando il 24 aprile è cominciata la raccolta di firme per modificare, per via referendaria, una legge elettorale che sta paralizzando l'azione del governo e la vita del paese.

Ci sono ancora due mesi di tempo per arrivare a quota 500 mila, il necessario per sottoporre al vaglio della Corte Costituzionale i due quesiti.

Sono a quota 153.000 le firme a favore del referendum sulla legge elettorale.
Chi sta scrivendo in questo momento non ha ancora firmato, cosa che probabilmente non avrà fatto nemmeno il lettore. Cerchiamo di comprendere per cosa saremmo chiamati ad esprimerci e magari anche le reazioni dei vari politici.

I quesiti del referendum sono tre.

I primi due vogliono introdurre il premio di maggioranza alla lista più votata rispettivamente alla camera e al senato. Cosa comporterebbe questo cambiamento?
Adesso il premio di maggioranza va alla coalizione più votata, quindi tutta l'Unine (l'anno scorso) ha beneficiato di tale bonus di seggi. Comunisti Italiani, Verdi, Ds, Udeur etc...si sono spartiti tutti il premio di maggioranza; tutti i partiti se ne sono avvantaggiati. Capiamo quindi che se a beneficiare del premio di maggioranza fosse solo il partito più votato vedremmo i partiti più piccoli perdere importanza relativa. Da considerare che effetto di questi due quesiti sarebbe anche l'innalzamento della soglia di sbarramento: non entrerebbero in parlamento i partiti che hanno preso meno del 4% di consensi, mentre non entrerebbero in senato quelli che hanno preso meno dell' 8%.
Adesso in Italia ci sono 23 partiti. Sarebbe impossibile avere un tale numero di partiti se il referendum fosse approvato.

E' un bene o un male?
La risposta spetta a voi. A mio parere non è normale che esistano 23 combinazioni di valori o visioni diverse dell'Italia e di quello che si deve fare.
Questo numero probabilmente deriva sia dall'ambizione di alcuni elementi (vedi Mastella) che cercano, creando un proprio partito, di avere maggire peso "contrattuale" all'interno della coalizione (non a caso Mastella è ministro...) sia dalla mancanza di pragmatismo di questa classe politica (vedi Turigliatto), incapace di definire una linea di demarcazione tra le idee del singolo e quelle che dovrebbero essere del partito. Il fatto non è la questione dei principi, chi arriva in Parlamento dovrebbe essere capace di comprendere l'ambiente che li circonda, qual è il modo migliore per realizzare i propri ideali e quali sono veramente gli elementi che devono spingere a dare vita ad un partito.
Avere meno partiti sarebbe probabilmente un fattore di spinta per arrivare a posizioni più omogenee partito per partito. Ridurebbe inoltre la possibilità che avvengano ricatti, in quanto non ci sarebbero più delle fazioni, ma al limite delle "correnti".
In pratica, secondo me, sparirebbe la maggior parte dei partiti "estremisti": di sinistra, di destra, ma anche di centro, questo a vantaggio della coerenza di un futuro governo. A sinistra è probabile che vedremo aggregarsi tutti i partiti in tre schieramenti: "Sinistra", SDI e PD. A Destra una federazione e al centro un unico partito. Finalmente potremmo sperare di non veder più correre insieme Mastella e Diliberto come leader di partito.

Il terzo quesito mira ad abrogare le candidature multiple.
Adesso è possibile candidarsi anche in tutte le circoscrizioni. Questo meccanismo rende i politici più in vista potenzialmente in grado di decidere e scegliere chi verrà eletto del suo partito. Se il soggetto X fosse primo in due circoscrizioni dovrebbe scegliere si troverebbe in grado, preferendone una piuttosto che l'altra, di scegliere quale tra Y e Z per il parlamento (Y è secondo in una circoscrizione, Z nell'altra).
Puntare poi su una sola circoscrizione sarebbe un fattore di forte stimolo e avvicinamento alle parsone per il politico candidato.

Infine un referendum potrebbe comunque essere un incentivo per la classe politica a cambiare in fretta le cose.

Quali sono state le reazioni dei partiti? Qui chiedo a voi aiuto, se le sapete commentate il post.
Io so solo quella di Mastella che, ovviamente, si è detto contrario. Dopotutto, se quello che ho scritto sopra è corretto, sarebbe difficile, con la nuova legge, vedere un Mastella ministro...

sabato 26 maggio 2007

Notizia del giorno...26/5

(ANSA) - CARACAS, 26 MAG - Tensione a Caracas dove l'emittente tv Rctv cessera' le trasmissioni dopo il mancato rinnovo della concessione di cui godeva da 53 anni. Il confronto verbale fra il governo di Chavez ed opposizione si e' tradotto in azioni concrete ieri sera quando decine di manifestanti, vari con il volto coperto e favorevoli alla decisione governativa, si sono riuniti davanti alla sede della tv "all news" Globovision gridando slogan ostili e imbrattando i muri dell'edificio con vernice spray.

In Venezuela procede la "rivoluzione bolivariana". Da oggi non esiste più la televisione di opposizione. Intanto Chavez, che ricordo può governare per decreto per circa 18 mesi, sta portando avanti un altro grande cambiamento: eliminare la democrazia rappresentativa in favore di quella diretta. Non più politici incompetenti e corrotti, ma il potere popolare. Stanno nascendo in tutto il paese, sotto la spinta del governo, migliaia di consigli comunali. Un consiglio comunale riunisce dalle 200 alle 400 famiglie, le decisioni si prendono a maggioranza e si può votare se si hanno più di 15 anni. Ad ogni consiglio è data una cifra in denaro e sono i cittadini a scegliere come spenderlo... Io continuo a sostenere la democrazia rappresentativa...

venerdì 18 maggio 2007

Notizia del giorno...18/5

(ASCA) - Firenze, 17 mag - Si allarga e si rafforza la rete delle Regioni
Ogm free guidata da Toscana e Alta Austria . A Torino, dove oggi si e' aperta
quinta conferenza della rete, il numero delle Regioni aderenti e' salito alla
quota di 42 (gli ultimi arrivi sono la Sislak Moslavina, Croazia e l'austriaca
Voralberg), ma soprattutto si e' registrato un nuovo salto di qualita' delle
rete i cui membri, oltre a innalzare in maniera ancor piu' decisa la diga a un
ingresso degli Ogm, hanno condiviso linee strategiche comuni anche su altre
tematiche, come il rispetto della biodiversita' e la tutela delle risorse
genetiche. ''La rete - spiega l'assessore all'agricoltura della Toscana Susanna
Cenni - sta diventando sempre piu' un avamposto europeo per un'agricoltura di
qualita', rispettosa del territorio, e di piena affidabilità per i consumatori.
La battaglia sugli Ogm e' al cuore di questa sfida''. ...

Ecco una notizia che ci riguarda direttamente in quanto toscani (almeno io) e soprattutto in quanto consumatori di prodotti agricoli. La Toscana ha dichiarato guerra agli ogm.
Devo essere sincero: non so se festeggiare o no. Sono infatti dl tutto ignorante in materia e quindi non so quanto sia rilevante la minaccia ogm.
Dalle poche righe che potete leggere sopra sembra che gli ogm siano "il cuore" della battaglia per una agricoltura di qualità.
Siamo sicuri? C'è qualcuno, tra voi, che è informato in materia?
Io francamente ho dei dubbi.
Gli ogm sono apparsi sulla scena mediatica nel periodo in cui si diceva che alla coop fossero presenti fragole che puzzavano di pesce. "Un obbrobrio!"
Col tempo poi alla televisie parlavao degli ogm come di una minaccia alla biodiversità, come un qualcosa "che non si sa bene cosa potrebbe..." e via dicendo.
Le minacce alla salute non vengno solo dagli ogm che, diciamocelo, sono il pericolo (?) più pubblicizzato e quindi più seguito dalla politica.
Una qualsiasi aziena agricola, oggi, per sopravvivere, è costretta ad adeguarsi al mercato. Il mercato vuole frutta e verdura belle da vedere, grandi, lucide. Il mercato è strutturato in modo che al produttore arrivi una minima parte del costo che i consumatori pagano, in quanto la parte maggiore di ricchezza finisce nelle mani della distribuzione.
Ricapitolando: la merce deve essere bella e verrà comunque pagata poco.
Se le premesse che ho evidenziato sono vere allora è normale aspettarsi l'so din prodotti chimici per abbassare i costi, aumentare la prodttività per ettaro di terreno e rendere la merce più "vendibile". Sono proprio quei prodotti chimici che mi spaventano perché, in fondo, è tutta roba he finisce dentro al nostro corpo. Mi spaventa inoltre l'inquinamento "generico", quello dell'acqua dei nostri fiumi e dell'aria che respiriamo. Le piante infatti assorbono, immagio almeno una parte delle sostanze con cui entrano in contatto, sostanze che anche in queto caso dubito siano raccomandabili per la nostra salute.

Vi pongo di nuovo la domada di prima: siamo sicuri che gli ogm siano "il cuore" della questione?
E soprattutto: SIAMO SICURI di quello che mangiamo?

martedì 8 maggio 2007

Notizia del giorno...8/5

(ANSA) - LONDRA, 8 MAG - Giornata storica per l'Ulster: nasce un'amministrazione locale alla quale partecipano i protestanti del Dup e i cattolici del Sinn Fein. In base all'accordo annunciato in marzo, il leader del Dup, Pailsey, diventa primo ministro dell'Ulster. Come vice avra' il numero due del Sinn Fein, Martin McGuinness, ex-comandante militare dell'Ira. Oltre a Blair, anche Ted Kennedy assistera' al giuramento di Paisley, di McGuinness e degli altri ministri che gestiranno l'Irlanda del Nord.

Vi segnalo velocemente quella che è una buona notizia. Possiamo sperare che il periodo di violenze in Irlanda del Nord sia giunto a termine. Il significato della collaborazione tra protestanti e cattolici è davvero forte in un'area che ha visto violente lotte per lunghi anni.
Alle armi si è sostituito il dialogo. Speriamo che duri.

lunedì 7 maggio 2007

Notizia del giorno...7/5

NIGERIA: Il candidato del partito al potere Umaru Yar'adua è stato dichiarato vincitore delle elezioni presidenziali in Nigeria. La vittoria del candidato del Partito democratico popolare (Ppd), del presidente uscente Olusegun Obasanjo, è stata proclamata dal presidente della Commissione elettorale nazionale indipendente (Inec), Maurice Iwu.

Yar'adua ha ottenuto - secondo i dati diffusi da Iwu - 24.638.038 voti. Il generale Muhammadu Buhari, candidato del Partito di tutti i popoli della Nigeria (Anpp), è arrivato secondo con 6.605.299 voti. Terzo il candidato del partito Action Congress (Ac), l'attuale vicepresidente Atiku Abubakar, passato all'opposizione, che ha avuto 2.637.848 voti

MALI: Il capo di stato uscente Amadou Tounami Touré è stato confermato al primo turno delle elezioni presidenziali. Secondo i risultati parziali, Touré ha ottenuto il 58,3 % dei voti, contro il 25% del presidente dell'assemblea nazionale Ibrahim Boubacar Keita. L'opposizione ha denunciato brogli e ha annunciato un ricorso alla corte costituzionale.


In Nigeria il delfino del presidente uscente ha ottenuto sei volte i voti del candidato arrivato secondo. In Mali il capo di stato uscenete è stato riconfermato con il 58% mentre il secondo si è fermato al 25%.
Se fossimo in Europa mi direi contento. Saremmo infatti di fronte a due eclatanti casi di buongoverno. Purtroppo questi dati vengono dall'Africa e il dato che ne esce fuori è uno: in buona parte del continente ancora non esiste la democrazia, ma una sorta di dittatura mascherata.
Esempio fin troppo semplice è la Nigeria. Consideriamo il caso della famosa zona del Delta del Niger, ricchissima di petrolio. Gli abitanti di quest'area (circa 20 milioni) subiscono lo strapotere del governo centrale, vedono il loro territorio sfruttato dalle compagnie petrolifere straniere e cosa fanno? Votano in massa il governo che ha permesso tutto questo.

La domanda che nasce a questo punto è: cosa sta facendo la comunità internazionale?
Col passare del tempo la risposta si delinea da sola: sta a guardare mentre le multinazionali sfruttano questi paesi grazie anche a governi corrotti.

giovedì 3 maggio 2007

Notizia del giorno 3/5

(ANSA) - FIRENZE, 3 MAG - Sono gia' 35 i giornalisti uccisi in varie parti del mondo dall'inizio dell'anno. Nel 2006 furono in totale 107. Lo rende noto l'Isf. Nell'85% dei casi il colpevole non viene individuato. E non si muore solo negli scenari di guerra ma anche in Colombia, Messico, Haiti, Filippine, Algeria, Iran, Russia. L'Isf, Information safety and freedom, ha scelto di dedicare la Giornata mondiale della liberta' di stampa all'Afghanistan organizzando un convegno.

35 giornalisti uccisi in quattro mesi: circa uno ogni 4-5 giorni. Il dato è preoccupante. A morire sono infatti persone che vogliono raccontare fatti ed eventi che di fatto sono invisibili agli occhi dell'opinione pubblica. Il giornalista vive situazioni di estremo pericolo, ma non lo fa con un mitra in mano.
In questi momenti mi viene da pensare alla questione Mastrogiacomo. Evitai di parlarne mentre la polemica infuriava in quanto era facile cadere nei discorsi prettamente inerenti la politica interna. A mente fredda ricordo l'astio che alcune persone dimostravano nei confronti di un giornalista che era andato, secondo loro, a ficcarsi in situazioni pericolose per il gusto di farsi vedere. Una volta catturato è stato scandaloso averlo liberato con uno scambio di prigionieri.
Non sono d'accordo.
Il giornalista che cerca di scrivere da zone di guerra rende un servizio a tutto il paese. E' nel nostro interesse venire informati su quello che sta succedendo in aree geografiche che sono centro di grandissimi interessi e in cui si decidono le sorti di interi paesi.
Chi pensa di poter fare a meno di questi contributi è prima di tutto un ignorante.
I giornalisti che quotidianamente rischiano in prima persona devono sapere che non verranno lasciati a se stessi in momenti di bisogno. Sarebbe scandaloso che uno stato voltasse le spalle in nome principio secondo cui non si tratta con i terroristi. Dire inoltre che l'aver liberato pochi prigionieri metta in pericolo i militari presenti in Afghanistan suona un po' come una presa di giro...a mettere in pericolo i ostri militari sono le migliaia di guerriglieri sparsi nel Sud dell'Afghanistan, un esercito formato da più di tre o quattro persone...

martedì 24 aprile 2007

Notizia del giorno...24/4


PARIGI/ROMA (Reuters) - Segolene Royal ha annunciato oggi che il presidente del Consiglio italiano Romano Prodi assisterà ad un suo meeting elettorale venerdì prossimo a Lione, ma a palazzo Chigi negano che sia stata già presa una decisione."Prodi verrà alla mia riunione pubblica a Lione", ha dichiarato la candidata presidenziale del Partito socialista alla stampa davanti al suo quartier generale a Parigi.
"E' un contributo molto importante, perché saremo forse chiamati a ricostruire l'Europa su nuove basi", ha aggiunto.
Il portavoce di Prodi a Roma ha detto di essere a conoscenza delle dichiarazioni della candidata socialista all'Eliseo ma ha aggiunto: "Noi non abbiamo ancora nulla di deciso".

Ecco un bel pastrocchio politico. Una grande mossa, architettata non si sa da chi, che dovrebbe mettere in imbarazzo entrambe le parti.
Segolene Royal sembra infatti chiedere soccorso al nostro presidente del consiglio il quale si trova davanti, sui molti possibili, un solo scenario favorevole.
“Abbassarsi” ai livelli di campagna elettorale nella speranza di conquistare voti per la candidata socialista sembrerebbe francamente un’ingerenza inopportuna nella politica francese, mi chiedo quanti voti possa valere l’intervento di Prodi. Consideriamo inoltre la possibile vittoria di Sarkozy, dopotutto è ancora dato come favorito. Se fosse Sarkozy a vincere partiremmo subito con una macchia, magari piccola, nei rapporti con il neo presidente.
Consideriamo a questo punto anche lo smacco che comporterebbe un rifiuto dopo l’annuncio, a quel punto l’imbarazzo sarebbe con la Royal in caso di sua vittoria.ù
Andare o non andare? Fossi in Prodi tirerei una monetina, almeno così avrei a chi dare la colpa...

sabato 21 aprile 2007

Notizia del giorno...20/4

UGANDA. Tre persone sono morte a Kampala durante una manifestazione contro un piano del governo che prevede la distruzione di un quarto della foresta nazionale di Mabira per permettere ad un'azienda indiana di costruire piantagioni di zucchero. Tra le vittime c'è un uomo di origine indiana lapidato dalla folla.
Secondo Voice of America, diverse associazioni ugandesi e internazionali si stanno mobilitando per salvare questo pezzo di foresta. Sapete cosa ha risposto il portavoce del governo ugandese?

«Dobbiamo svilupparci, dobbiamo industrializzarci. Molti popoli nelle mondo non hanno le foreste. Non ci sono foreste a Londra e a New York; hanno tagliato queste cose per industrializzarsi e svilupparsi.»

Quando stupidità e corruzione incontrano il capitalismo quello che spesso nasce è lo sfruttamento di persone o della natura. In Uganda sta succedendo questo, il parlamento cerca di lasciare che una multinazionale dello zucchero possa distruggere migliaia di ettari di foresta e motiva le proprie azioni con lo sviluppo economico.
Prima di tutto è inaccettabile che a pagare sia la natura. In quelle foreste, oltre agli alberi, vivono moltissime specie rare che si troverebbero davvero in pericolo in caso di disboscamento.
Secondo: è da sciocchi pensare che la creazione di una piantagione possa portare sviluppo.
La ricchezza che deriverebbe dalla produzione dello zucchero sarebbe infatti assorbita completamente dalla multinazionale indiana, senza contare poi che suona nuovo sentire che un paese si sviluppa a piantagioni o a zuccherifici.

Tuttavia quando di mezzo ci sono i soldi l'ambiente deve farsi da parte, non ci sono storie.

giovedì 19 aprile 2007

Notizia del giorno...19/4

Sudan: il governo manda armi in Darfur con aerei camuffati
da convogli Onu

Secondo un rapporto confidenziale delle Nazioni Unite, il
governo del Sudan avrebbe rifornito di armi le milizie
islamiche del Darfur con aerei camuffati da convogli
dell'Onu. Il rapporto, reso noto da un diplomatico dell'Onu
ancora anonimo, riguarda il periodo settembre del 2006 - 12
marzo del 2007 e segue di un giorno l'annuncio che Khartoum
permetterà l'aumento della presenza delle Nazioni Unite
all'interno della forza dell'Unione africana incaricata di
riportare la pace nel Darfur.

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Il Sudan accetta le forze delle Nazioni Unite.

Il governo sudanese ha aperto la strada a una presenza
delle Nazioni Unite all'interno della forza dell'Unione
africana che deve sostenere la pace nel Darfur. Khartoum ha
infatti accettato un piano che prevede l'invio di alcuni
elicotteri dell'Onu e di tremila caschi blu. La decisione
potrebbe bloccare le sanzioni previste da Washington e
Londra.

Ecco un paio di aggiornamenti riguardanti il Darfur. E' difficile comprendere
come le potenze occidentali possano ancora tollerare l'atteggiamento del governo sudanese.
L'accettazione dell'invio del contingente sembra una mossa per guadagnare tempo evitando le sanzioni; mascherare traffici di armi come convogli ONU è inaccettabile.
L'Occidente però sembra aver "imparato" la pazienza, è incredibile la calma con cui si muove di fronte a tali disastri umanitari.
Non mi dilungo in discorsi, voglio solo segnalarvi delle foto.
Quando si parla di tragedia umanitaria è difficile che la nostra mente vada oltre la formula, oltre quelle due parole messe in fila.
Guardate le foto. Sono foto, queste, quasi artistiche; non rappresentano bambini morti di fame, abitanti uccisi nè donne stuprate. Sono persone in fuga dalla propria terra per cercare di salvarsi la vita.
Dopo aver guardato le foto, per dieci secondi, cercate di immaginare voi stessi dentro quelle foto. Perseguitati, in fuga da tutto ciò che vi era familiare.
Dieci secondi dovrebbero bastare per capire perché non possiamo accettare tali ingiustizie.
Ecco le foto: cliccate qui

Vi segnalo inotre un articolo comparso su "Il Corriere della Sera". Parla di un progetto realizzato da Google e dal Museo dell'Olocausto di Washington. Una mappa del Darfur in cui compaiono tutti i villaggi che sono stati attaccati dalle milizie islamiche. Per ogni villaggio potete trovare una descrizione delle atrocità compiute e delle foto.

link al Corriere

martedì 17 aprile 2007

Notizia del giorno...17/4

(ANSA) - HELSINKI, 17 APR - Il nuovo governo finlandese avra' per la prima volta nella storia del Paese una prevalenza di ministri donna. La lista e' stata resa nota oggi dopo che il premier confermato, Vanhanen, ha ottenuto la fiducia del Parlamento, con 121 voti a favore e 70 contrari. L'esecutivo, di cui fanno parte dodici donne e otto uomini, e' sostenuto dal Partito di centro del premier, dai conservatori, dai Verdi e dal Partito della minoranza svedese.


(ANSA) - TEHERAN, 17 APR - Prima dell'inizio dell'estate, la polizia iraniana mette in guardia le donne dallo scoprirsi troppo per non violare il codice islamico. L'avvertimento e' stato lanciato dal vice capo della polizia di Teheran, dove molte ragazze che non rispettano il velo islamico. L'applicazione della legge e' diventata infatti sempre meno severa. Ogni anno la polizia lancia nuovi moniti, ma cio' non ha impedito il progredire di questa tendenza, nemmeno con la presidenza Ahmadinejad.

Queste due notizie sono apparse praticamente contemporaneamente.
Non so, la prima reazione è un sorriso, anche se c'è molto poco da sorridere. In una piccola parte del mondo le donne iniziano ad essere considerate veramente per le loro capacità, in un'altra, in nome della religione, sono costrette ancora a pratiche che ci sembrano ridicole.
Per un occidentale infatti scoprirsi per il caldo sembra una cosa talmente normale da considerare strane le persone che girano in pantaloni lunghi nelle giornate d'agosto. Non per tutti è così, in Iran la religione è anche questo.
Fin qui tutte cose che si sapevano, le differenze tra la nostra società e quella islamica sono sottolineate anche troppo bene in molti discorsi di persone più o meno interessate alle due culture.
Dalla seconda notizia traspare però un'altra cosa, direi più significativa: molte ragazze non rispettano il velo islamico. Rifiutare il velo significa anche rifiutare tutto l'apparato di divieti, obblighi, credenze che possono accompagnare una religione per il fatto di essersi sviluppata in società troppo diverse da quelle attuali. Le nuove generazioni, per il semplice fatto di sapere che è possibile qualcosa di diverso, stanno lentamente, silenziosamente, attuando una vera rivoluzione. Soltanto le rivoluzioni silenziose portano a veri miglioramenti della condizione di vita delle persone.
Conoscersi a vicenda per apprezzarsi.
E' per questo che noi Occidente dobbiamo rifiutare la violenza come mezzo di guerra al terrore. La morte che portiamo in questi paesi genera soltanto odio, offusca gli occhi di chi potrebbe trovare nel nostro modello molti aspetti positivi.
Perchè se è vero che a Teheran delle ragazze stanno gradualmente abbandonando il velo è anche vero che, per esempio, in delle università egiziane altre giovani lo portano con orgoglio crescente.

domenica 15 aprile 2007

Notizia del giorno...15/4

15.04.2007 - 12:38
SAN PIETROBURGO - Decine di arresti oggi tra i manifestanti anti-Cremlino che si apprestavano a partecipare alla seconda 'marcia dei dissidenti' organizzata stavolta a San Pietroburgo, dopo quella soffocata ieri a Mosca con violenze e centinaia di arresti tra cui l'ex campione di scacchi Garry Kasparov.
Mentre ieri gli oppositori del presidente russo - forze varie ed eterogenee riunite sotto l'ombrello di 'Un'altra Russià - sono stati oggetto di violenze delle forze dell'ordine che hanno malmenato centinaia di persone in piazza arrestandone 250, oggi a San Pietroburgo i manifestanti sono stati arrestati ancor prima di arrivare al luogo del raduno.
"La polizia mi ha fermato appena uscita di casa stamane", ha detto alla Reuters l'organizzatrice della manifestazione, Olga Kurnosova, leader del partito di Kasparov a San Pietroburgo, parlando al telefono dal luogo dove è in stato di fermo. "La polizia ha arrestato decine di manifestanti alla stazione e lungo la strada verso il raduno", ha aggiunto.
Intanto centinaia di persone stanno sfidando nutriti cordoni di poliziotti in tenuta antisommossa e si stanno dirigendo verso il raduno.
Già il mese scorso a San Pietroburgo centinaia di persone erano state arrestate in un'analoga manifestazione anti-Putin.

L'opposizione continua a farsi sentire. Ieri una manifestazione a Mosca, oggi a San Pietroburgo. Le forze politiche avverse a Putin combattono la politica autoritaria del presidente, la crescente disparità tra ricchi e poveri, la mancanza di libertà di stampa. E' difficile pensare che in Russia sia ancora presente una democrazia. Certamente Puti gode di un grande sostegno popolare in quanto è riuscito a far rialzare la testa ad un paese che tutti consideravano "finito", cacciato una volta per tutte dal club delle grandi potenze modiali. La forza a costo della democrazia. Un prezzo ragionevole se si considerano i trascorsi della vita politica russa: dittatura del partito seguita da un inarrestabile declino.
Tutto probabilmente dipende dalla spinta che riuscirà Putin a dare all'economia russa: se le condizioni generali della popolazione non miglioreranno al livello delle attuali aspettative allora questa opposizione potrà sperare di ottenere qualcosa, altrimenti il percorso per una vera dempcrazia sarà molto più lento.


sabato 14 aprile 2007

Notizia del giorno...14/4

(ANSA)-ANKARA,13 APR- La Turchia si trova oggi 'di fronte alla piu' grave minaccia dalla sua fondazione al suo regime laico'.Lo ha detto il presidente uscente Sezer. 'La Costituzione turca richiede un presidente imparziale -ha affermato- ed essa non puo' restare inerte davanti alla minaccia del terrorismo in Nord Iraq'. La Turchia laica si prepara ad una grande manifestazione domani ad Ankara contro la possibile candidatura da parte del partito filoislamico al governo di un suo candidato alla massima carica dello Stato.
Non manca molto alle elezioni del Presidente della Repubblica e sta salendo il clima di tensione.
In Turchia il presidente della Repubblica, eletto ogni sette anni, ha poteri di controllo e supervisione sia dell'esecutivo che del corpo legislativo piuttosto ampi.
La possibile candidatura di Erdogan, membro di spicco del partito islamico moderato, genera preoccupazione in molti.
Se infatti fosse eletto il partito islamico avrebbe il controllo "politico" della turchia: maggioranza in parlamento, primo ministro, Presidente della Repubblica.
Il laicismo è uno degli elementi su cui si basa la Costituzione turca e le centinaia di migliaia di persone che oggi hanno manifestato contro Erdogan (attuale primo ministro) vogliono che tale principio non sia in alcun modo minacciato.
Chi attacca Erdogan ricorda infatti, per esempio, il velo imposto alla moglie.


lunedì 9 aprile 2007

Notizia del giorno...9/4

BAGDAD (Iraq) - Migliaia di sciiti sono scesi nelle strade delle città sante di Kufa e Najaf per festeggiare il quarto anniversario della caduta di Bagdad: le manifestazioni erano state convocate dal leader radicale sciita Muqtada al Sadr, che domenica aveva invitato le milizie a lui fedeli a raddoppiare gli sforzi per cacciare gli americani dal Paese.
Un corteo si è snodato da Kufa a Najaf, cordonato dalla polizia che sorvegliava l’intero percorso; molti manifestanti sventolavano bandiere irachene, mentre i volantini distribuiti dagli organizzatori inneggiavano ad Al Sadr e chiedevano la fine dell’occupazione. In un comunicato diffuso ieri Al Sadr aveva chiesto alla polizia e all’esercito iracheni di non cooperare con le truppe statunitensi, definite «il grande nemico».

In questi ultimi giorni le notizie provenienti dall'Iraq si assomigliavano un po' tutte: descrizione di un attentato, numero di persone uccise.
L'ondata di violenza non sembra placarsi. Il governo iracheno stima che il numero di morti, tra marzo e febbraio, sia salito del 15%.
In tutto sono morti, dal 2003, 65.000 iracheni; 3.257 soldati USA; 260 soldati di altre nazionalità.
Un altro dato: il 46% della popolazione è decisamente contrario alla presenza delle truppe della coalizione (dato in crescita).

La notizia di oggi ci fa notare invece un altro aspetto della situazione irachena: Muqtada al Sadr cerca di imporsi come uomo forte.
Il leader sciita sta portando avanti da mesi il tentativo di sfruttare il caos interno all'Iraq per imporsi, sembra, come nuovo capo supremo.
Singolare inoltre la capacità di tale personaggio di individuare nemici:
festeggia per la cacciata di Saddam da parte degli americani e individua gli stessi americani come "il grande nemico".

Un sondaggio che compare su Internazionale evidenzia un dato significativo:
il 43% degli intervistati è favorevole alla democrazia (2 anni fa erano il 57%), mentre il 34% vorrebbe un leader forte, in carica a vita (2 anni fa erano il 26%).

Il secondo dato è decisamente allarmante. Sempre più persone sperano in un uomo forte.
Tale personaggio dovrebbe comunque appartenere ad una delle fazioni presenti in Iraq adesso: dovrebbe necessariamente essere sunnita o sciita, ciò darebbe nuova forza agli scontri interni che probabilmente verrebbero soffocati nel sangue.

Una sola cosa è certa: la pace in Iraq resta un sogno. L'ha capito anche la popolazione, tanto che sono milioni gli iracheni che sono emigrati in cerca di pace.


venerdì 6 aprile 2007

Notizia del giorno...6/4

Sono due le novità su cui mi vorrei concentrare in questo intervento.
Due notizie comparse nella giornata di ieri a cui probabilemtne non è stato dedicato il giusto spazio.
Dico "probabilmente" perchè siamo di fronte a due importanti scommesse per il futuro del nostro paese e, come ogni scommessa, il rischio di fallimento è significativo.
Sto parlando del nuovo contratto di servizio della Rai promosso da Genitoni e dell'ANVUR voluta da Mussi.
Procediamo con ordine.

Nuovo contratto di servizio.
Grande elemento di novità per la Rai è la creazione di un sistema di valutazione della compagnia non più basato solo sullo share, ma anche sulla qualità dei prodotti.
Da ora in avanti la Rai sarà valutata mediante tre indicatori:
il primo riguardo le performance sul mercato; il secondo attinente all'arracchimento culturale e civile degli spettatori; il terzo concentrato sul livello di reputazione dell'azienda. (per maggiori informazioni visitate il sito del ministero).
Inutile sottolineare l'importanza di tale cambiamento, ma anche i fattori di rischio per l'azienda.
In un paese in cui la televisione non offre informazione, ma soltanto puro e semplice svago l'elemento della qualità può portare grandi miglioramenti.
Programmi televisivi capaci di arricchire culturalmente i cittadini sono essenziali per la vita di un paese semplicemente perchè senza informazioni e cultura non esiste democrazia.
Il rischio è che si riducano gli introiti dell'azienda. La riduzione del numero di spettatori superficiali davanti allo schermo infatti porterà probabilmente ad un calo del valore degli spazi pubblicitari.

ANVUR.
La sigla sta per "Agenzia nazionale del sistema universitario e della ricerca".
Tale agenzia avrà il compito di valutare il lavoro svolto dai vari atenei attraverso metodi di valutazione internazionali.
Gli atenei più virtuosi saranno premiati con più fondi.
Sulla carta il provvedimento del ministro Mussi è davvero ottimo.
Migliorare i criteri di distribuzione dei finanziamenti premiando la qualità è uno dei primi passi da fare per raggiungere l'obiettivo di un sistema universitario di primo livello.
Semplice no?
Semplice, ma non facile. Speriamo che questo provvedimento venga attuato in modo razionale ed efficace e che non porti soltanto a degli sprechi di risorse.

martedì 3 aprile 2007

Notizia del giorno...2/4

(AGI) - Kiev, 3 apr . - Un drammatico braccio di ferro sul voto anticipato rischia di ripiombare l'Ucraina nel caos. Dopo mesi di contrasti con la maggioranza filorussa, il presidente Victor Yushchenko ha firmato il decreto di scioglimento del Parlamento e ha annunciato alla tv che il 27 maggio si terranno elezioni anticipate. Una decisione che ha definito "doverosa" per "preservare lo Stato, la sua sovranita' e l'integrita' territoriale". Ma il premier Viktor Yanukovich, sostenuto da Mosca, ha risposto con le barricate: prima ha fatto approvare dal Parlamento riunito in sessione straordinaria una legge che impone di resistere al decreto di scioglimento. Poi, con 261 voti a favore su 450, ha fatto sciogliere la Commissione elettorale e ha negato i fondi per il voto anticipato, definito come "un passo verso il colpo di Stato". La nuova norma approvata in extremis ordina ai deputati di seguire solo le direttive del governo e le risoluzioni della stessa Assemblea. E Yanukovich ha lanciato un appello al presidente perche' non pubblichi il decreto di scioglimento del Parlamento oppure lo revochi, in modo da evitare "la destabilizzazione dell'Ucraina". La crisi politica nella repubblica ex sovietica si e' acuita negli ultimi giorni dopo che 11 parlamentari dell'opposizione, fedeli a Yushchenko, sono passati con la maggioranza filorussa, garantendo a quest'ultima i 300 voti necessari per modificare la costituzione. Nella notte la leader dell'opposizione, l'ex premier Yulia Tymoshenko, ha tenuto un comizio davanti a migliaia di sostenitori sulla piazza dell'Indipendenza per chiedere il rispetto della legge e per sollecitare il governo a rispettare la scelta presidenziale. Il partito della 'pasionaria' della Rivoluzione arancione viene dato per secondo dai sondaggi, alle spalle del filorusso Partito delle Regioni ma davanti a "Nostra Ucraina" di Yushchenko. L'esercito si e' schierate con il presidente filo-occidentale che vuole portare l'Ucraina nella Nato. "Le forze armate seguiranno il comandante in capo", ha assicurato il ministro della Difesa, Anatoly Grytsenko, l'unico sostenitore della Rivoluzione arancione rimasto nel governo.


Oggi il presidente ha confermato lo scioglimento del parlamento.
La situazione in Ucraina è tesa. Il paese è indipendente dal 1991, anno in cui il partito comunista fu dichiarato fuorilegge. Da allora abbiamo assistito ad un progressivo allontanamento dalla Russia; si è parlato persino di Unione Europea.
Tale allontanamento è però in parte illusorio.
La "rivoluzione arancione" del 2004 non ha sortito gli effetti che il popolo si aspettava. Il governo filo occidentale in questi pochi anni non è riuscito a dare slancio all'economia e ha fallito sul piano delle riforme. Intanto la Russia non è stata a guardare: molti di voi ricorderanno la "guerra del gas" del 2006 che fu un forte segnale per tutta la popolazione: l'Ucraina dipende più dalla Russia che dal mondo occidentale.
Paura e delusione farebbero vacillare qualsiasi maggioranza ed ecco che alcuni parlamentari si sono avvicinati ai filo-russi per apportare modifiche alla costituzione.
In un paese così conteso tra Occidente e Russia la violenza rischia di prendere il posto della democrazia.

domenica 1 aprile 2007

Notizia del giorno...1/4

Farà molto discutere la decisione presa da Mastella nella giornata di oggi:
l' Udeur esce dall'Unione e inizia trattative con l' UDC per la creazione di un grande centro.
Il ministro della Giustizia ha dichiarato, lo si legge in un'Ansa del giorno, che non poteva più accettare la situazione che si era creata con i DICO.
"Sono stato costretto, dalla mia morale di uomo cattolico, a prendere le distanze da questo governo che non ascolta minimamente i richiami della Chiesa in materia di famiglia, centro della vita di ogni paese."
Troppo forti infatti le tensioni che si erano create con la Chiesa di Roma dopo le dichiarazioni di ieri del presidente della CEI e la dura reazione di molti esponenti della sinistra.
"Inaccettabile il muro contro muro promosso dal governo"
ha dichirato Mastella.
Adesso l'obiettivo dichiarato dei due leader di partito (Mastella e Casini) è la creazione di un nuovo grande soggetto centrista "moderato e attento ai valori cristiani".
Aspre critiche sono arrivate dal presidente dei Verdi Pecorario Scanio il quale parla di tradimento del mandato elettorale.
Frasi di apprezzamento arrivano invece da alcuni esponenti della Margherita di di Forza Italia: i primi delusi dagli sviluppi del Partito Democratico, i secondi preoccupati dalla rinnovata alleanza tra Berlusconi, AN e la Lega.
L'eventuale creazione di un grande partito di centro inserisce nuovi elementi nello scenario futuro della politica italiana.
Se infatti si concretizzassero tutti i progetti di cui si parla in questi giorni assisteremmo alla nascita di quattro grandi partiti che si spartirebbero i voti degli elettori: il Partito Democratico, la Sinistra, il Grande Centro e il Polo delle Libertà.
Fino ad ora però niente di concreto però, solo le supposizioni di un pesce d'aprile "fantapolitico".

sabato 31 marzo 2007

Notizia del giorno...31/3

(Adnkronos) - Potrebbero essere sottoposti a processo in Iran i 15 marinai britannici catturati la scorsa settimana nelle acque settentrionali del Golfo Persico. Lo ha detto l'ambasciatore dell'Iran a Mosca, Gholamreza Ansari, le cui dichiarazioni rilasciate ad una televisione privata russa sono state riprese dall'agenzia di stampa iraniana 'Irna'.
E' difficile cercare di capire quali siano le intenzioni del governo iraniano in questo momento.
Probabilmente stiamo assistendo alla creazione di un casus belli.
L'attuale classe dirigente vede crescere, dentro al paese, una dura opposizione. Le elezioni che si svolsero negli scorsi mesi dimostrarono che il leader Ahmadinejd non gode più della fiducia di tutto il popolo iraniano.
Spesso per il potere vale la seguente massima: si lotta per raggiungerlo e poi si lotta per mantenerlo.
Ahmadinejad vuole mantenere il proprio potere. Punto.
Il problema viene sul come fare perché sicuramente c'è bisogno del sostegno popolare.
Il popolo, per sentirsi unito, ha bisogno di aver paura; la minaccia, esterna o interna che sia, funge da colla per gli animi delle persone. La paura vive di odio.

Arriviamo quindi, se quello che ho scritto è vero, a comprendere piuttosto facilmente molte azioni del governo iraniano.
Le potenze internazionali sono crudeli con l'Iran perchè gli impediscono di avanzare nello sviluppo del nucleare civile....odio
Israele minaccia l'Iran, vuole la sua distruzione... odio e paura
La Gran Bretagna sconfina in territorio iraniano con delle spie....odio.
Tutto si gioca su un equilibrio precario. Ahmadinejad infatti sa bene che il primo obiettivo di un'azione volta a rovesciare il regime sarebbe lui.
Ahmadinejad non vuole la guerra, ma paradossalmente ne ha bisogno per alimentare quel consenso popolare che lo mantiene al potere.
Adesso il rischio è che si tiri troppo la corda.
Le democrazie occidentali infatti non possono far finta di niente quando 15 militari sono "processati" da un paese nemico.
Le guerre iniziano anche per calcoli sbagliati, lo dimostra il caso di Hezbollah che l'estate scorsa rapì i militari israeliani. Prese avvio una vera e propria guerra che il leader di Hezbollah, ammise, non si aspettava. Altrimenti non avrebbe rapito i militari israeliani.

Secondo me assisteremo ad un processo farsa e, se prevarrà il buonsenso, i militari verranno scagionati e liberati. Una occasione in più per il governo iraniano di dimostrare la propria integrità morale e bontà (agli occhi degli iraniani, ovviamente).

giovedì 29 marzo 2007

Notizia del giorno...30/3

(ANSA) - KHARTOUM, 29 MAR - L'Onu e il governo di Khartoum hanno firmato un accordo per facilitare l'apporto di aiuti umanitari alla popolazione del Darfur.Secondo ripetute denunce dell'Onu e delle Ong impegnate sul posto, ostacoli burocratici e logistici rendono difficile il lavoro umanitario nel Darfur, dove 13.000 operatori assistono circa due milioni di sfollati. L'intesa prevede varie misure, tra uno snellimento delle procedure amministrative e doganali e un piu' facile accesso ai campi profughi.

La notizia di un accordo "per faciltare l'apporto si aiuti umanitari" tra il governo Sudanese e l'ONU lascia perplessi. Se infatti da una parte può essere considerata una notizia positiva dall'altra lascia forti dubbi sull'operato delle Nazioni Unite. I maliziosi (in questo caso io) potrebbero supporre che siamo davanti ad un puro e semplice accordo di facciata. La popolazione ha prima di tutto bisogno che gli scontri etnici finiscano. Le Nazioni Unite appaiono troppo goffe nel loro operato. Sono riuscite ad imporre ad un paese africano (non ad un paese potente come la Cina o l'India) uno snellimento delle procedure... e poco altro. RIDICOLO.

venerdì 23 marzo 2007

Notizia del giorno...23/03

(ANSA) -MOGADISCIO, 23 MAR- I militari etiopi schierati a Mogadiscio, Somalia, hanno raggiunto un accordo per un cessate-il-fuoco con le autorita' tribali locali. 'Gli etiopi resteranno nei loro accampamenti e non saranno coinvolti militarmente al fianco delle forze armate somale. Da parte loro gli Hawiye non spareranno neanche un colpo di fucile e rispetteranno il cessate il fuoco', ha detto il capo tradizionale di primo piano del clan Hawiye, dominante a Mogadiscio.

La lotta per il potere in Somalia continua. Due i più importanti schieramenti. Da una parte le corti islamiche (appoggiate dai clan più importanti quali gli Hawiye), dall'altra il governo somalo sostenuto dalla comunità internazionale.

Prima cosa da sottolieare: della Somalia non si parla. Ho cercato di informarmi, ma è molto difficile. Quello che sono riuscito a capire è:

Le corti islamiche fanno paura a molti:
-al governo somalo, in quanto formato da signori della guerra che cercano di tenere per sè il potere conquistato con le armi;
-agli stati nazionali confinanti con la Somalia, in quanto un eventuale successo delle corti islamiche darebbe forza, oltre confine, ai movimenti ribelli già esiteni destabilizzado la regione;
-agli USA, nemici dichiarati di ogni forma di estremismo islamico.

E' tuttavia evidente l'incapacità dell'attuale governo di portare stabilità e sicurezza alla popolazione, ciò genera malcontento nella popolazione.
La situazione rischia nuovamente di degerare in una specie di guerra civile, in un tutti contro tutti che porterebbe solo morte e profughi nella popolazione civile.
E se preoccupa lo scenario della guerra, quello della pace non è tanto più tranquillizzante: la comunità internazionale sostiene un governo di signori della guerra, gente interessata esclusivamente al potere, al dominio, e non al bene del loro popolo.

venerdì 16 marzo 2007

Notizia del giorno...16/03

(ASCA-AFP) - Gerusalemme, 15 mar - Israele fa marcia indietro . Smentendo dichiarazioni di questa mattina, il governo di Gerusalemme afferma di non voler avere nulla a che fare con il nuovo governo di unita' palestinese, che ''non vera'a' riconosciuto'' e col quale ''non verra' preso alcun accordo''. ''La posizione di Israele rimane la stessa'', afferma il portavoce di governo Miri Eisin. ''Non riconosceremo ne' tratteremo con questo governo palestinese o con membri di questo governo. Ci aspettiamo inoltre - aggiunge - che la comunita' internazionale sostenga fermamente le nostre richieste di garanzia del rispetto dei 3 punti (rinuncia della Palestina alla violenza, riconoscimento di Israele e rispettare i precedenti trattati di pace, ndr)''. In precedenza Israele aveva espresso un si condizionato al riconoscimento del nuovo governo di unita' nazionale palestinese.

Il governo israeliano torna alla carica e lo fa ribadendo che il governo palestinese non verrà riconosciuto.
E' chiaro il tentativo di Israele di delegittimare e indebolire il governo di unità nazionale palestinese che si è formato appena ieri.
Più difficile da capire è il perchè di questo tentativo.
Sperare di indebolire Hamas è inutile. Sperare di indebolire tale formazione in questo modo è da sciocchi perchè dichiarazioni di tale sorta creano risentimento nella popolazione palestinese che quindi si avvicina al partito più radicale, Hamas appunto.
Sperare che la comunità internazionale possa credere ancora a lungo che il governo palestinese è fonte di tutti i mali di quella regione mi sembra eccessivo. In palestina infatti abbiamo assistito ad un importante tentativo di conciliazione tra partiti rivali. Il governo che è nato affida importanti cariche a personaggi della cultura lontani dalle lotte di matrice terrorista.
Sarebbe opportuno anche un passo dello stato ebraico nella direzione della conciliazione.
Ripetere per l'ennesima volta che si vuole l'abbandono della violenza è ovvio, è defficile pensare che anche dentro al governo palestinese si speri in nuovi attacchi suicidi.
Il miglior modo per evitare ondate di violenza contro lo stato ebraico è far cadere le motivazioni di ostilità.
Quali conseguenze negative potrebbero seguire ad un riconoscimento della palestina e all'inizio di serie trattative?