lunedì 22 gennaio 2007

Vagando...

Sull’ultimo numero di “Internazionale” compare un articolo di Hanif Kureishi, drammaturgo e scrittore anglopachistano. L’argomento è intuibile già dalle origini dell’autore: il confronto tra la cultura islamica e quella occidentale (“cultura” nel senso più ampio del termine). Ho letto l’articolo due volte; Kureishi sottolinea e fa notare, citando anche pensieri di Freud, che l’occidente di oggi è orfano di ideali capaci di guidare le persone e di infondere in esse fiducia e certezze. Accantonati “gli ideali di fratellanza, solidarietà sociale e creatività” propri del socialismo (socialismo, non comunismo), siamo guidati dal consumismo, da nichilismo, dall’individualismo che porta con sé solo la solitudine rendendoci delle isole.
“Se l’oriente ha troppi valori costrittivi, l’occidente, sotto questo profilo, ne ha troppi pochi”. L’autore dell’articolo evidenzia inoltre il fascino che esercita su alcuni la cultura, il modo di vivere e di pensare islamico: cardine è la religione, capace, secondo Freud, “di soddisfare bisogni infantili, primo tra tutti il bisogno di avere certezze”. Dovremmo riflettere sulla direzione presa dalla nostra società, chiederci se davvero condividiamo gli sviluppi più recenti dei costumi e dei modi di pensare.
Esemplare secondo me è il dibattito sulla condizione della donna: accusiamo gli orientali di non rispettare la figura femminile, di considerarla un oggetto da utilizzare solo nell'Harem per soddisfare i propri bisogni di uomo. Condivido questa, seppur superficiale, accusa, ma, se accendo la tv, o sfoglio una qualsiasi rivista dalla tiratura elevata non penso che noi siamo poi tanto migliori. Nella società occidentale, mi sembra di vedere, è sempre più forte l'idea di donna-oggetto (perlopiù sessuale). Un oggetto da consumare, da utilizzare come ornamento; un oggetto intercambiabile, da mettere via dopo poco tempo.

1 commento:

Paolo ha detto...

Bella riflessione, che condivido in pieno. Mi sembra opportuno aggiungere che la deriva idealistica dell'occidente contemporaneo dipende anche dalla difficoltà di impegno e soprattutto di testimonianza culturale dei laici cattolici, dei credenti in valori in parte condivisi col mondo socialista e altrettanto forti. Mi riferisco, naturalmente, al mondo dei cattolici e dei cristiani in senso lato, perché espressioni alte di cultura cattolica non sono mancate nemmeno in questi anni: penso alla testimonianza autorevole e profonda di un intellettuale come Luciano Martini - or ora scomparso - al quale non solo la Chiesa ma tutto il mondo della cultura (storica e non solo) deve qualcosa.

Paola Brembilla