domenica 11 febbraio 2007

Vagando...

Anche questa volta il pnto di partenza è un articolo preso da "Internazionale" e in particolare dalla rubrica "il numero" di Tito Boeri.
"Il numero" della settimana e il 5.
5 come i miliardi di dollari che la Cina ha promesso di investire nello sviluppo dell'Africa.
Tito Boeri fa notare poi il contrasto con l'atteggiamento occidentale: mentre la Cina tratta da partner paritario le nazioni africane e investe in cambio della vendita di materie prime, le potenze occidentali trattano solo a condizioe che sia presente la democrazia ed altri requistiti del genere.
L' Occidente ancora una volta pecca in arroganza, sopravvaluta le proprie potenzialità favorendo al contempo l'azione di altre potenze emergenti.
Torniamo a confrontare i due tipi di approccio introducendo nuovi dettagli:
la Cina instaura un dialogo con le nazioni africane affermando (a ragione) di essere come loro un paese in via di sviluppo. Investe grandi capitali senza porre condizioni...anzi no, una condizione la pone: non riconoscere Taiwan. Lo scambio è duplice e vantaggioso per entrambe le parti. La Cina fornisce miliardi di dollari alle nazioni africane le quali da una parte spendono quei soldi per finanziare infrastrutture che verranno costruite da aziende cinesi, dall'altra inseriscono la Cina come acquirente privilegiato delle loro materie prime. Ricordiamoci a questo punto dei grandi giacimenti di petrolio che si trovano in Nigeria e Sudan, delle enormi quantità di legname garantite dalle foreste africane (questo solo per parlare delle materie prime più "famose").
L'Occidente invece cosa fa?
Come condizione sine qua non un accordo può esistere è la presenza di una democrazia. Molte nazioni africane sono dittature, in altri casi democrazie estremamente corrotte.
Clamoroso poi l'atteggiamento degli stati nazionali europei: evitano persino di importare pomodori africani per non correre il rischio di mettere in difficoltà gli agricoltori in patria. Per alcune nazioni africane il commercio di prodotti agricoli sarebbe una fonte primaria di sussistenza; come possono considerarci amici se chiudiamo le nostre frontiere ai loro prodotti? Sembra che l'occidente stia tranquillo, ponga condizioni sicuro che, vista la sua centralità nel mondo, i paesi più poveri si adattino, si trasformino in democrazie col solo intento di poter commerciare. E' un atteggiamento sciocco e per di più politically correct (come quasi tutto in queste società moderne). Sarebbe bello, è vero, se in tutto il mondo fosse presente una vera democrazia, la pace e la libertà. Non ci ricordiamo però che la democrazia ha bisogno della tranquillità economica, quando c'è un estrema povertà prendono il sopravvento i dittatori. Chiudersi in noi stessi è un atteggiamento dannoso sia per noi occidentali che per le popolazioni africane.
Investire capitali in Africa infatti garantirebbe un discreto ritorno economico e ci permetterebbe di far entrare in contatto quelle popolazioni con i costumi dei nostri paesi; contemporaneamente in Africa assisteremmo ad uno sviluppo più veloce, si aprirebbero dei mercati, si intensificherebbero gli scambi e, con questi, salirebbe la possibilità di veder nascere democrazie sul modello di quella Sudaficana.
Invece no. Continuiamo ad arroccarci nelle nostre sciocche convinzioni, lasciando mano libera, ripeto, alla Cina. Quanto ancora dovremo vedere una Europa così ottusa?
Questo però sarà, con tutta probabilità, l'argomento di un altro Vagando...

1 commento:

Riccardo ha detto...

Finalmente eccomi a leggere il tuo blog, testolina di organo riproduttivo... che dire? boh, se non che nn è poi malaccio come blog anche se nn ti caca nessuno :D vabbè dai, 6 14